Vi presento il mio libro: “A spasso tra i ricordi – profumi e riti di casa di nonna”

Un anno fa, dopo un lungo lockdown passato a Milano, nella mia piccola stanza che ogni giorno di più mi sembrava stretta e spenta, ho preso coraggio e ho deciso di programmare un volo di ritorno per la Sardegna. Lo potevo fare, perché anche se da 10 anni vivo lontano, ho deciso di mantenere la mia residenza nel mio paese d’origine, Sindia.

Dopo mesi pesanti, in cui le uniche uscite erano quelle per andare al supermercato o in farmacia, mi sentivo impaurita e a disagio al pensiero di uscire di casa, prendere dei mezzi, attraversare la città per arrivare in aeroporto e poi prendere altri mezzi dall’aeroporto di Cagliari fino a casa.

La notte prima della partenza fu molto pesante, non dormii più di una/due ore in totale. Mi sentivo in ansia come mai nella vita mi era capitato. Avevo paura e allo stesso tempo non volevo che questa paura mi bloccasse ancora lì dove mi trovavo. Avevo bisogno di tornare a casa.

Nell’insonnia di quella notte iniziai a pensare che una volta arrivata al paese non sarei andata a casa mia, dalla mia famiglia, ma mi aspettava una quarantena di quattordici giorni che avevo deciso di passare in quella che era stata casa di mia nonna. Una casa ora ristrutturata da mia zia e resa un pò più moderna, ma che di fatto era stata la casa che da bambina frequentavo quasi quotidianamente e che ero certa conservasse qualcosa di me, di quello che ero stata. Ma soprattutto conservasse tracce indelebili di nonna, anche se ci aveva lasciati ormai vent’anni fa.

Quella notte, ancor prima di partire, ho iniziato a scrivere. Sul telefono, riempendo file sul blocco note. Era il 16 maggio 2020 e la prima nota registra le 3.05 di notte. I ricordi riaffioravano uno dopo l’altro e prendevo velocemente nota per non perderli. Non ripensavo così intensamente a nonna da tanto tempo. L’agitazione pian piano si trasformava in qualcos’altro, come emozione, impazienza, desiderio di arrivare in quella casa e continuare a lasciarmi trasportare dai ricordi.

Quando la sera dopo fui a casa di nonna, delle lacrime calde ricoprirono il mio viso: ero a casa finalmente! Perché nonna mi accoglieva a braccia aperte, anche se non c’era. In quelle settimane non ero consapevole che stessi scrivendo qualcosa che sarebbe stato degno di una bella copertina. Scrivevo e basta, guidata da un istinto nuovo che dopo mesi di silenzio tornava ad animare il mio cuore, a farmi sentire viva.

Profumi, riti, aneddoti, pranzi, cene, visi, affetti, utensili. Ogni cosa in quelle due settimane mi sembrava riprendere forma. Non sognavo, semplicemente ricordavo e nel frattempo scrivevo senza sosta.

Non ho detto a nessuno cosa mi frullasse per la testa, poi l’estate è esplosa e me la son goduta, lasciando che quelle parole sedimentassero per bene. Avevo paura di rileggerle, di scoprire che non avevano valore, che erano appunti confusi e nient’altro.

Una volta tornata a Milano, dopo l’estate, una sera, mentre sorseggiavo un bel bicchiere di vermentino sardo, seduta nel mio terrazzino, ho finalmente trovato il coraggio di farlo: di rileggere. Le mie stesse parole mi emozionavano, non mi lasciavano indifferente. Piangevo, ridevo, soffrivo ad ogni pagina, perché le sentivo autentiche e non forzate. E nonna mi aveva dato l’ispirazione per farlo.

E’ nato così un diario di ricordi di infanzia che ambisce a diventare uno strumento attraverso il quale, chi lo legge, possa ritrovare ricordi personali, emozioni, profumi; e sia portato a riacchiappare quel sé bambino nascosto in quell’essere un adulto pragmatico che fa fatica a fermarsi e a lasciarsi andare.

Ti lancio una sfida: leggilo anche tu e dopo scrivimi!
Raccontami che cosa hai pensato leggendo le mie righe e che ricordi e sensazioni ti ha suscitato.

Ci tengo davvero!

Pubblicato da

Trentenne, comunicatrice di natura, scrittrice per hobby e amante del mare. Una sarda con il sole negli occhi.

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