Il bottone perduto

È venerdì sera, sul tram gente di tutti i tipi. Mi siedo ad un posto singolo con le mie buste della spesa, dietro di me salgono altre persone. D’un tratto sento qualcosa cadere, rimbalzare appena e poi fermarsi lì, a pochi palmi dalla mia scarpa.

Guardo incuriosita, è un bottone. Alzo lo sguardo per capire e nel frattempo mi chiedo se sia giusto raccoglierlo per renderlo a chi l’ha perso. Di questi tempi poi, di distanze e diffidenza, sono davvero combattuta. Tentenno un po’ cercando di non perderlo d’occhio.

Nel frattempo tutti i passeggeri hanno preso posto e due sedili più avanti a me si è seduta la nonnina moderna che ha appena perso il bottone del suo giaccone. Mollo le borse della spesa, mi alzo, raccolgo il bottone dalle striature marroncine e lo porgo alla signora, sicura di non aver sbagliato proprietaria.

“Gioia mia, grazie!” esclama, quasi come se si rivolgesse alla sua nipote più cara.
“Si figuri, ho notato che le era caduto…”
Mi sorride la nonnina, dietro mascherina e occhiali da sole con la montatura bianca.

Io la scruto meglio e spero che i miei occhi ricambino un altrettanto sorriso. Porta un cappello, una specie di paglietta con attaccati degli strani pendenti (spille, fiori, pesciolini…) e sotto si intravedono dei capelli biondo/bianchi lunghi e raccolti.

“Devo reagire” mi dice d’un tratto, quasi felice di averle dato l’occasione per iniziare una conversazione.
Io dal canto mio sono propensa all’ascolto ma ho paura a chieder come mai, certa che presto sarà lei a dirmelo.

“Saranno 80 nel 2021” mi dice, facendo segno con la mano.

“Complimenti signora, Dio la benedica, non l’avrei mai detto!”
Glielo dico sincera, li porta bene i suoi anni e il suo look poi mi colpisce alquanto. Jeans, scarpette sportive, camicia a righe e maglioncino, il tutto completato da un giaccone marrone, l’unico segno un po’ rétro.
“E invece ci sono proprio tutti, o t t a n t a!” mi scandisce.

“Davvero complimenti signora, si vede che si prende cura di sé!” e nel frattempo immagino che sotto quella mascherina porti un bel rossetto, proprio come me.

“Vede, questo giaccone è vecchio, ce l’ho da tanto, per questo avrò perso il bottone. Devo cambiarlo lo so, è che non sono stata bene ultimamente e devo reagire…” mi dice di nuovo alludendo a qualcosa che vorrebbe dirmi ma non riesce. Io resto lì ad ascoltarla e osservarla per cogliere qualche nuovo particolare.
E la nonnina riprende: “Lo sa che sta molto bene, che lavoro fa glielo posso chiedere?”
“Certo, sono un’impiegata, mi occupo di comunicazione per la verità” semplifico il tutto in poche parole.
“Ah, comunicazione…ecco perché lei comunica anche con la sua presenza! Anche io quando lavoravo ero tutta…” mi fa un segno come a dire molto curata.
“Lo è anche adesso signora, se lo lasci dire…”
“Si, ma adesso vede, mi trovo bene con i jeans, sono più pratici. Prima lavoravo negli alberghi e allora si che ero bella e mi presentavo bene. Ma ora…”

Le sorrido ancora e nel frattempo spero che prima che arrivi la mia fermata mi riveli cos’è che la turba.
“Guardi, glielo dico, come se fosse mia nipote, devo reagire io, perché mio marito non mi vorrebbe vedere trasandata e se lei mi dice che mi vede bene ci credo. Quattro mesi fa se n’è andato e io sono rimasta da sola. Sono una vecchia che è rimasta da sola. E perdo i bottoni in giro perché indosso cose vecchie…”

La vedo abbassare il capo, un po’ arresa. Se non fossimo nel bel mezzo di questo virus le stringerei la mano, allora penso che dovrei farla sorridere.
“Ma indossa un cappello che le dona molto e son sicura abbia tante cose da raccontare, io credo che le cose vecchie, come le definisce lei, siano le più preziose, perché ogni volta che le indossiamo ci ricordano cose del passato, pezzi della nostra vita.”

La nonna mi guarda come illuminata da un raggio di luce:
“Lei è giovane e se potessi le darei un po’ dei miei anni, per alleggerirmi, ma le auguro solo cose belle e una vita intensa come è stata la mia… Lei è davvero gentile, non so, forse facendo il suo lavoro è normale sia così…”
“La gentilezza non si può fingere.” le dico io pronta a scendere alla mia fermata.
“Ha ragione, volevo giusto dirglielo, neanche molte altre cose si possono fingere! Mi scusi se l’ho annoiata, buona serata!”
“Grazie a lei, le dico invece che per me è stata un piacevole incontro! E mi raccomando, reagisca che la vita va vissuta sino alla fine con quel sorriso che immagino abbia lì sotto alla mascherina!”
“È proprio così! Me n’ero dimenticata…”

Pubblicato da

Trentenne, comunicatrice di natura, scrittrice per hobby e amante del mare. Una sarda con il sole negli occhi.

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