Le prime volte che ci in-segnano

Carlo al parco arriva munito di caschetto, ginocchiere e qualsiasi altro tipo di paracolpi. Sembra un guerriero pronto alla battaglia. Sul suo viso un misto di paura e spavalderia che anche i piccoli ometti come lui imparano ad esibire da presto. Ha il viso simpatico e da sotto le sue “munizioni” spiccano capelli biondi e occhi verdi, oltre ad un fisico asciutto e una pelle candida. Dietro di lui il papà trasporta una bicicletta senza rotelle di media grandezza. 

Capisco subito qual è la loro missione di questo pomeriggio di inizio primavera. Così poco dopo Carlo si mette in sella alla sua bici e non senza tentennamenti prova a pedalare, mentre il papà lo tiene per il sellino. Andare in bici è tutta una questione di equilibrio, ma anche di concentrazione, oltre che di esercizio. 

Il rito si ripete più e più volte, non appena il papà lo lascia andare purtroppo lui perde immediatamente l’equilibrio, si sente perso! Non è facile fare a meno di quella mano. Il bimbo esce fuori di pista praticamente dopo pochissimi secondi, è fortunato perchè cade sul prato morbido. Fa delle smorfie, accenna un pianto. Il papà è sempre lì, con la sua pazienza, ad incitarlo, a dirgli che è stato bravo, che c’è quasi!

Che poi, chissà perché questo ingrato compito di insegnarci ad andare in bicicletta ricade sempre sui nostri papà! Per poi sentirsi dire dalle mogli che da colpa loro siamo tornati a casa con le ginocchia sbucciate!

Dopo una buona mezzora, nella quale anche io ho quasi perso le speranza, ad un certo punto vedo che Carlo parte spedito sulla sua bici blu metallizzato, il padre lo rincorre con occhio vigile e soddisfatto. Lo vedo assaporarsi questa sua partenza quasi incredulo, la prima volta a cavallo della sua libertà! 

Perché per un bambino quel giorno lì cambia tutto, prende la consapevolezza che ci son cose che dipendono unicamente da lui. Che mamma e papà ci sono ma non possono pedalare al posto suo. I nostri genitori ci stanno consegnano la chiave della nostra libertà, che da quel momento in poi ci farà andare liberi incontro a quel che desideriamo fare. Ci insegnano ad andare in bici per renderci indipendenti. Perché, seppur lo vorrebbero tanto, non potranno mai stare sempre lì a evitare le nostre cadute, o ad aiutarci ad alzarci di nuovo per tornare in sella. 

L’abbiamo odiato tutti quel momento in cui i nostri papà ci hanno detto che era tempo di levare le rotelle, lo so. La sensazione di non avere più quel supporto ad aiutarci ci ha fatto sentire addosso per la prima volta la paura di non farcela. Ma allo stesso tempo da quel giorno abbiamo imparato anche la più preziosa lezione della vita: per poter arrivare dove desideriamo e respirare la nostra libertà dobbiamo provare a  superare i nostri limiti, credere in noi stessi e fidarci di chi ci dice che ce la faremo!

Questo non significa che non cadremo o ci faremo male ancora molte volte. Non significa che chiederemo di nuovo a nostro papà di starci vicino o a nostra mamma di guardarci da lontano. Nel nostro pedalare impareremo cose nuove, ogni giorno. Per esempio le ruote si bucheranno e dovremo imparare a ripararle. Abbandoneremo la nostra prima bici per passare ad altri mezzi sempre più complicati da portare. I sentieri del parco e le strade di paese diventeranno strade di città, superstrade e autostrade. Impareremo ogni giorno che c’è bisogno di spingerci un pò più in là. E avremo nuove paure. Sentiremo di non potercela fare, ma poi alla fine prenderemo coraggio, come quella prima volta, e avremo la consapevolezza che provarci è la strada per riuscirci.

Mentre vedo Carlo pedalare deciso sulla sua bicicletta senza rotelle mi sento fiera di lui e mi viene da toccarmi il ginocchio e accarezzare quella cicatrice che segna la mia prima volta. Perché quand’ero piccola io tutti questi paracolpi mica ce li mettevamo! Semplicemente assaggiavi da vicino la consistenza dell’asfalto o di qualche strada sterrata, mentre magari, come nel mio caso, tenevi il manubrio con una mano sola per con l’altra salutare il tuo papà, convinta di dimostrargli che eri diventata brava a pedalare, mentre inconsapevolmente gli facevi vedere di aver imparato a cadere. E a rialzarti, trattenendo le lacrime, toccandoti il ginocchio ferito ma riprendendo la bici in mano. Cercando di far sembrare tutto normale, perché non c’è ferita che possa fermarci. 

Le prime volte che ci in-segnano, per tutta la vita. 

Così anche da grandi, quando dopo qualche caduta e un pò ammaccati, saremo in sella ad una nuova conquista, ci ricorderemo di quella prima volta, faticosa come quella di Carlo, certi di potercela fare. E sentiremo addosso quello sguardo che ci scruta soddisfatto di averci insegnato molto più che andare in bicicletta. 

Pubblicato da

Trentenne, comunicatrice di natura, scrittrice per hobby e amante del mare. Una sarda con il sole negli occhi.

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