Un incontro casuale e un cambio di prospettiva

Per una volta capita: non sono l’osservatrice ma “l’osservata” .

Sono qui che aspetto la metro dopo una lunga giornata di lavoro, e ad un certo punto un ragazzo si ferma e mi saluta. Lo guardo e penso si sia sbagliato, ma ricambio con un sorriso.

Non capita molto spesso a Milano che qualcuno ti saluti, di solito ognuno si fa i fatti propri, per questo ci vedo un che di strano e positivo allo stesso tempo. Penso sia la mia giornata fortunata.

“È che ci si vede tutte le mattine…” aggiunge lui, cogliendo nel frattempo il mio sguardo perplesso, “un pò ci conosciamo…”.

“Eh si” dico io, vaga. Mentre in testa cerco quel fotogramma che mi ricordi dove l’abbia visto. Perché in effetti da qualche parte l’ho già visto. E’ un ricordo vago e sbiadito. Lo guardo meglio e penso che sia uno dei tanti ragazzi che ogni tanto guardo e penso abbiano del potenziale, ma che un secondo dopo smesso di guardare per lo stesso motivo: perchè di potenziale ne hanno troppo. E di sicuro non stanno a guardare me. E’ una cosa che mi capita spesso, lo faccio per non illudermi. E rimuovo quell’incontro.

Prendo tempo e, sostenendo la sua tesi, metto sù uno scambio di battute e domande innocue che anche lui regge bene. Non so di cosa parliamo, forse non lo sa neanche lui. Di dove siamo, dove passeremo le vacanze. Ci raccontiamo qualcosa su come passiamo questi weekend in città e qualcosa sul lavoro.

Lui non mi sembra uno con una particolare faccia tosta, piuttosto uno che si è lanciato, così, perchè gli andava di salutarmi. Perchè nell’incontrarmi di nuovo ci ha visto qualcosa di simpatico. Perchè pensa che anche io l’abbia notato.

Mi parla certo che io sappia chi sia, lo percepisco perchè da per scontate tante cose e lo vedo sempre più disinvolto, ma io nel frattempo sto cercando di capirlo, chi sia. Ad un certo punto mi da un indizio: nomina l’88, l’autobus che tutte le mattine mi porta a prendere la metro. Ecco che arriva l’illuminazione!

Lo metto finalmente a fuoco, forse lo capisce dal mio entusiasmo con cui esclamo “ah si, l’88!”. Qualche volta c’è anche lui in quella panchina mattutina, ad aspettare l’autobus . Giacca e cravatta perenne. Occhiali da sole e sorriso smagliante. E’proprio lui, “come ho fatto a non riconoscerlo subito!” penso tra me e me. Cerco di nascondere l’imbarazzo, dato che un secondo prima gli avevo chiesto se dovesse forse prendere il treno da Rogoredo. Ma lui non me lo fa pesare. E’ gentile. Questo mi fa essere un pò meno fredda del solito.

Una volta tolto ogni dubbio intavoliamo una conversazione che dura fino a sotto casa e ci diamo appuntamento a domani. “Come al solito!” dice lui. Mentre io, lo ammetto, non avevo mai dato peso quell’appuntamento giornaliero. Fin ad ora.

Prima di avviarsi verso il suo palazzo mi stringe la mano con fare deciso, cosa che non mi lascia indifferente, e mi sussurra il suo nome, ma nel borbottio dell’autobus che riparte non lo capisco e non me la sento di chiedergli di ripeterlo. Così torno a casa confusa e certa che prima o poi quel nome lo saprò.

Doveva capitare prima o poi che qualcuno osservasse me mentre io diventavo una spettatrice disattenta. Doveva capitare che il mio volto raccontasse qualcosa, mentre io non ne ero consapevole.

Gli incontri hanno sempre qualcosa di misterioso. Dicono che non accadano mai a caso. Non so dirlo. Forse è tutta una nostra illusione. E’ bello sapere che esistono persone che ancora non si sono fatte assorbire completamente dal ritmo incalzante cittadino e si concedono la bellezza di guardarsi attorno.

Gli incontri non sono tutti uguali. A volte si tratta di uno scambio di sguardi più intenso che svanisce un secondo dopo. Altre di una stretta di mano che ti da da pensare per giorni. O di un sorriso che finisce per entrare nella tua vita. Ogni incontro ha la usa originalità. E non tutti sono speciali e degni di nota. Quello che so è che ogni incontro casuale ti lascia sempre colpito, almeno sul momento, perchè è inaspettato. Quasi da sembrarti la scena di un film. E tu non sei lo spettatore ma un co-protagonista.

Vi starete chiedendo come cataloghi questo di incontro. Come sia finito. Dove mi abbia portato.

Preferisco non farlo, i finali aperti sono da sempre i miei preferiti.

Pubblicato da

Trentenne, comunicatrice di natura, scrittrice per hobby e amante del mare. Una sarda con il sole negli occhi.

2 pensieri riguardo “Un incontro casuale e un cambio di prospettiva

  1. E’ curioso come qui, nel virtuale, raccontiamo noi stessi, stringiamo “legami” con perfetti estranei, e poi dal vero ci sorprendiamo (ci spaventiamo perfino, o comunque rimaniamo sospettosi) di qualsiasi contatto umano non previsto!

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