Marzo 2014: la mia intervista da studentessa sognante, ma non troppo

Nel Marzo 2014 Sandro Biccai mi intervistò per LaPlanargia.net, giornale online che purtroppo non è più attivo e di conseguenza non è più possibile leggere neanche la mia intervista. Qualche giorno fa ho ritrovato, conservato sul mio pc, un file dove l’avevo salvata e a rileggermi mi faccio quasi tenerezza. C’è una domanda in particolare, l’ultima, alla quale dopo soli 4 anni non avrei mai risposto così!

E poi dov’è finita quella mia passione per il mondo televisivo?
Dove ho perso quell’entusiasmo che mi caratterizzava?

Io provo a darmi una risposta, mentre a voi la ripropongo qui, se vi va di leggerla (è lunga ve lo dico!), per raccontavi qualcosa di me, di quella che ero prima di fare tante valige e partire alla volta di Milano, delusa e ancora innamorata di Roma, ma certa che fosse la cosa giusta.

Annalisa, studentessa fuorisede:
Roma negli occhi e Sindia nel Cuore

Annalisa, quali le ragioni che ti hanno condotto a Roma per i tuoi studi universitari?

Credo di non aver davvero scelto Roma, è un po’ come se lei avesse scelto me. Sembrerà banale come frase ma, una volta terminata la triennale a Sassari e aver valutato diverse opzioni, questa mi è sembrata l’unica strada possibile da intraprendere. Credo mi abbia spinto il desiderio di misurarmi con una dimensione un po’ più grande di quella isolana e di mettermi alla prova davvero. Ho sempre capito che se avessi voluto vedere come funziona nel concreto il mondo della comunicazione mi ci sarei dovuta “buttare dentro” e qua a Roma ne ho avuto la possibilità. Alla mia scelta ha contribuito poi voglia di evadere, di prendere le distanze dal mio “piccolo mondo” per riuscire a vederlo meglio e forse per apprezzarlo di più.

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Quasi 3 anni fa, scegliere Roma come sede di studio, mi è sembrata una prosecuzione allettante per quello che avrei voluto fare un domani, anche se in realtà ancora oggi, se me lo chiedono, non so definire cosa voglio fare da “grande”. Il fatto è che il mondo della comunicazione si stia trasformando in maniera veloce e credo che dire “voglio fare la giornalista” non basti più. Ora bisogna essere comunicatori a tempo pieno, avere dimestichezza con i nuovi media, avere sempre l’idea originale da tirare fuori all’occorrenza, bisogna riuscire a guardare oltre e non fermarsi al “si è sempre fatto così”. Credo pure che il tipo di studi che ho scelto di intraprendere e per i quali mi sento portata vengano spesso sottovalutati, oltre che denigrati. La comunicazione sta alla base di qualsiasi tipo di attività ma non si investe ancora abbastanza. Le figure professionali che possono nascere sono innumerevoli e molto diverse tra loro, molto dipende anche dal tipo di esperienze che cerchi di fare parallelamente al tuo percorso universitario. Io per esempio sono affascinata dal mondo televisivo, ma se non fossi venuta a Roma, se non avessi avuto la possibilità di entrare in contatto con il canale di Tv2000, questo non l’avrei capito mai.

Parliamo dell’esperienza a Tv2000. Come è nata, di cosa ti occupi e come ha inciso sul tuo bagaglio umano e culturale?

Circa un anno fa mi sono messa alla ricerca di uno stage che avesse a che fare con il mondo televisivo, per me un mondo affascinante e sconosciuto. Ero curiosa di capire cosa succedesse dietro quella “scatola grigia”, di sapere come si arrivasse ad una trasmissione, cosa ci fosse dietro, quanto lavoro, quanta attenzione ai dettagli e nella selezione delle notizie. Ero curiosa di entrare nella “scatola”, di lasciarmi coinvolgere da “dentro” per poterla apprezzare di nuovo anche “dal di fuori”. Ho mandato dei curriculum anche per dei programmi Rai e dopo alcuni colloqui andati male, quello a Tv2000 è stato decisivo e mi ha dato la possibilità di svolgere un tirocinio all’interno della loro redazione. Quando sono arrivata non conoscevo bene la testata, né i programmi o i conduttori, ma sin da subito mi sono sentita a casa. Finalmente, qualcuno mi aveva dato la possibilità di poter curiosare nel “retroscena” e soprattutto di poter essere una parte attiva di questa.

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Nel primo periodo sono stata inserita nella redazione di un programma sui giovani dove ho imparato a cercare e selezionare fatti e storie che valesse la pena raccontare, a prendere i contatti ed approcciarmi con i futuri ospiti e a portare a termine tutte le mansioni di un programmista. Chiuso il programma, la mia sveglia ha iniziato a suonare molto presto, ed è così che sono stata inserita nella preparazione della rassegna stampa. Anche questa è stata una bella esperienza, perché mi ha dato la possibilità di lavorare a stretto contatto con giornalisti professionisti e trarre da loro qualche “segreto” del loro mestiere! Ho fatto anche qualche incursione al Tg ogni tanto, al montaggio, nelle dirette, sono stata a Piazza San Pietro con la troupe, ho curiosato tra le altre redazioni e, quando potevo, ho fatto domande, ma soprattutto ho osservato il lavoro degli altri. Perché sono sicura che buona parte di quel che so ora, l’ho imparato perché mi sono fermata ad osservare, ad ascoltare, a fotografare. A volte ho anche imparato come “non si fa una certa cosa”, perchè è anche dagli errori miei e degli altri che si impara! Gli stage dovrebbero servire proprio a questo d’altronde, ad assaporare il mondo del lavoro e a capire cosa “si vuole fare da grandi! So di aver avuto una preziosa opportunità e sento che il mio stage è stato davvero formativo e di crescita sotto molti punti di vista. Ho capito che vorrei vivere di televisione, di comunicazione, di storie, di volti, di verità, di autenticità, di trasparenza, di entusiasmi “dal di dentro” e “dal di fuori”. Perché la mia esperienza a Tv2000 mi ha insegnato questo. Perché Tv2000 mi ha fatto muovere qualcosa dentro di me!

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Poi sono stata richiamata per una sostituzione “da assunta”, e nonostante il pensiero che non sarei tornata a casa per tutta l’estate, ero felice. Ero felice di svegliarmi alle 4.45 per andare a lavoro, di iniziare a sfogliare i giornali dalle prime luci dell’alba, di essere in regia a seguire la diretta. Ero felice di poter essere lì, in quel piccolo ruolo affidatomi, ma per me tanto grande. E’ bello sentire l’entusiasmo dentro e andare a lavoro di buonumore, non mi era mai successo. Ora che pure questa esperienza è finita non nascondo che questo mi manca!

Vivendo a Roma è’ cambiato, in questi ultimi anni, il tuo rapporto con la Sardegna e con Sindia in particolare?

Le esperienze che fai ti cambiano, inevitabilmente, ti cambiano nel modo di pensare, di vedere le cose attorno a te, ti fanno riformulare anche le tue prospettive future ma poi in fondo le tue radici non le dimentichi mai. Ho preso consapevolezza, nell’ultimo periodo soprattutto, che ci sia un momento per partire, viaggiare, studiare, formarsi, vedere il mondo, poi ci sia un momento per fermarsi da qualche parte per un po’. In un futuro vedo il “tornare” come scelta e non come obbligo. Mi dispiace se qualcuno a volte pensa che noi giovani lasciamo i nostri paesi sardi quasi per snobbarli o per dimostrare di essere migliori, non c’entra nulla questo, è che a volte ci mancano gli stimoli e da qualche parte dobbiamo pur andare a cercarli!

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Per me la Sardegna è, e sempre sarà la mia terra, Sindia casa mia. Una canzone dice “ricordati chi sei ricordati da dove vieni, ricorda il tuo passato senza subirlo mai”, credo sia questo lo spirito giusto da tenere anche quando a volte vieni deriso per il tuo accento marcato o ti ritrovi ancora a dover rispondere a domande stupide sulle pecore e i pastori.

Il mio amore per la Sardegna in questi anni è solo cresciuto e mi sento fiera di raccontare le mie origini, di dire che il nostro mare è molto più bello, che esistono ancora angoli inesplorati e unici, che certe cose da mangiare da noi sono più buone. Quando penso alle mie vacanze estive poi non vedo altre alternative possibili, ho bisogno di tornare a casa dove l’aria sa di affetto profondo, di ricordi giocosi, di amicizie care, ma soprattutto di famiglia, quella che mi sostiene sempre e fa si che i miei sogni si realizzino.

Come ho scritto nel gruppo “Sei di Sindia se..”: “sindiesi ci si sente nel cuore, lì dove non abbiamo bisogno di un certificato anagrafico per ricordarcelo.” Che poi non sia tutto rosa e fiori e che il mio paese si spenga piano piano lo sento dire a molti e quando stai via forse lo noti ancora di più, ma per quei pochi giorni l’anno in cui torni a casa puoi sempre decidere se lasciarti travolgere da quella che io definisco la sua “apatia involontaria” o se arrivare portando con te una ventata d’aria fresca.

Facciamo un gioco e proiettiamoci con la fantasia nel futuro: come si vede Annalisa Daga tra 10 anni?

Ogni tanto questa domanda la faccio ai miei amici: come mi vedi nel futuro? C’è chi scommette che sarò una single in carriera, chi mi vede di nuovo a Sindia sposata con un sindiese, chi scrittrice, chi giornalista in tv, qualcuno pure moglie e mamma a tempo pieno.

Io però sono una sognatrice di natura e mi vedo semplicemente felice, a fare un lavoro che mi appaga, che mi fa svegliare la mattina sorridente e che magari avrà a che fare con la scrittura, con la televisione o con quello che il mondo della comunicazione del futuro avrà da regalarci. Non mi vedo giornalista però. Al mio fianco vedo un uomo che mi ama e condivide con me il dolce e l’amaro della vita e vedo pure dei figli. Paradossalmente mi sentirei meno realizzata se non riuscissi a creare un legame affettivo così forte perché ho avuto la fortuna di nascere di una bellissima famiglia che, nonostante la distanza, sento sempre con me. Per questo non ci rinuncerei mai per niente al mondo.

Io mi vedo così, ma ne riparliamo fra 10 anni, tutto può succedere!

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Pubblicato da

Trentenne, comunicatrice di natura, scrittrice per hobby e amante del mare. Una sarda con il sole negli occhi.

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