Un uomo e una bimba seduti in un bar

Natale è passato, ma non l’aria fredda e quella nebbiolina che avvolge spesso questa città di viavai e culture. L’inverno non mi piace: troppo nero, troppo buio, troppe malinconie. Ma i sabati in città rinchiusa in casa mi fanno ancora più tristezza, per questo esco lo stesso, anche controvoglia, con la speranza che nonostante le basse temperature, qualcosa mi attragga e mi dia un pizzico di calore.

Ringrazio per questa giornata di pausa dal lavoro e cerco di darle un senso, avvolta nella mia sciarpa più calda, circondata dai miei soliti pensieri. Decido di fermarmi per una tisana in un bar del centro. Uno shopping insoddisfacente ha sempre bisogno di una pausa o forse è la mia vita che vorrei mettere in pausa un secondo, per guardarla con un occhio distaccato. Dovremmo almeno provare a farlo ogni tanto, fermarci un attimo per dimenticare tutto: chi siamo, dove ci troviamo, cosa facciamo, per tornare ad approcciarci alle cose come se fosse la prima volta. Ci servirebbe un occhio vergine e curioso, come quello dei bimbi che sognano ancora e credono alle favole, un occhio che sappia anche trarre le giuste distanze e dia l’opportuno valore alle cose.

Guardo il mio infuso fumante troppo caldo per essere bevuto subito e non riesco a pensare a nulla se non al fatto che fa freddo, tanto. Ma non un freddo fisico, piuttosto un malessere interno, di quelli che mi prendono quando mi guardo attorno e mi chiedo “cosa ci faccio qui?”. Vado alla ricerca di un angolo di pace su cui poggiare il mio sguardo, oggi ne ho bisogno. Perché quando il mio cuore è in subbuglio solo certe casualità possono dargli ristoro.

Penso di averlo trovato il mio angolo di pace, qualche tavolino più in lá, negli occhi color cielo di una bimba che guarda il suo trancio di pizza con aria interrogativa.

“Ti mangio o non ti mangio?” forse penserà. “Ho voglia o non ho voglia?”. Guarda la pizza e poi il padre che gli sta accanto in silenzio con lo sguardo perso chissà dove.

Penso che sia un padre distratto. Penso che sia una bimba viziata. Ma in effetti non ne sono del tutto convinta. E se dietro la barba di quell’uomo ci fosse dell’altro? Deve essere stato un bel sorriso il suo, una volta, oggi ha perso il suo angolo di espressione felice.

“Dai Bea, mangia!” dice l’uomo alla bambina. “Vedi che anche papà sta mangiando…” dice, ma ammetto che anche lui mi sembra non abbia tutto questo appetito.

Bea guarda il papà con gli occhi dolci, come a dire “Scusami ma non ce la faccio!”. Lui fa una cenno di sorriso e le da un bacio sulla guancia, poi sottovoce, facendosi sentire solo da lei le dice: “Sappi che mamma ti guarda e non sarebbe felice che tu non mangiassi questa buonissima pizza!”

Cerca di mettere entusiasmo e dolcezza nelle sue parole, come a dirle che questo è un segreto tutto loro. “Il mondo non c’entra niente. Siamo solo io e te. E la mamma. Che ci guarda.”

La bimba accenna un sorriso ed è come se nei suoi occhietti faccia capolino un raggio di sole. Guarda fuori dal bar, come se cercasse un angolo di cielo a cui volgere il suo sguardo. Non sembra convinta.

“Papà ma quindi ci guarda anche adesso che siamo qui?

“Certo amore, sempre sempre. Non ci lascia mai.”

“Ok, allora ne mangio un pezzetto per lei! Però devi mangiarlo anche tu!”

“Va bene cuoricino…”

E si guardano soddisfatti di quel piccolo passo avanti, insieme.

La scena prosegue tra un piccolo morso e tante pause. Sorrisi e silenzi. Parole che faticano ad uscire. La spontaneità di una bimba ferita e un padre che fa fatica a curarla. Le dolci carezze di un padre a una figlia. Il suo sguardo innamorato. Le solide incertezze per il futuro, senza di lei.

La bimba a metà trancio sembra soddisfatta. E’ abbastanza sazia. Per oggi ha già vinto la sua piccola sfida.

“Senti papi, ma se ne prendiamo un pezzo per la mamma?”

Lui la guarda stupito e spiazzato per la richiesta. “Per la mamma?”

“Si, se è sempre con noi, magari dopo le viene fame…”

Certi incontri sono un dono. Certe parole un insegnamento. Guardo anch’io oltre la vetrina del bar, non vedo il cielo, non vedo niente, ma il cuore sente.

Pubblicato da

Trentenne, comunicatrice di natura, scrittrice per hobby e amante del mare. Una sarda con il sole negli occhi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...