Il volto della consapevolezza

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“Attraversare il centro di Roma con la linea che passa per Piazza Venezia e poi costeggia il Colosseo mi è sempre piaciuto. Ancora di più all’imbrunire o alla sera quando le luci mi davano la sensazione che tutta quella bellezza fosse lì solo per me. Tempo fa, quando quel percorso mi era familiare, mi illudevo di essere l’unica spettatrice di quel misto di degrado e poesia. Che poi quell’immagine mi ricordava la mia anima, o forse quella di ognuno di noi quando per lungo tempo non si ha voglia di fermarsi a fare ordine.
E io quel viaggio un pò più lungo lo facevo proprio quando avevo bisogno di pensare: salivo sull’autobus e lasciavo che lo sballottare del mezzo sui sampietrini rimescolasse le carte, i pensieri, le delusioni, le mie incertezze e i miei dubbi. E dopo quel percorso irregolare e sempre troppo breve non ero mai la stessa. Ogni volta.
Coniavo teorie, prendevo decisioni, facevo programmi per il futuro che forse non avrei mai rispettato ma che in qualche modo mi aiutavano a riprendere in mano la situazione e reagire.
La musica alle orecchie diventava la colonna sonora di quelle sensazioni che troppo spesso non riuscivo a esternare e di colpo sorridevo di nuovo perché non mi sentivo né così imperfetta né così sbagliata. Non ero giudicata da nessuno. Ero sola ma libera. Ero libera ma sola.”

Pubblicato da

Trentenne, comunicatrice di natura, scrittrice per hobby e amante del mare. Una sarda con il sole negli occhi.

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