Lo sguardo dell’attesa: Giusto il tempo di un caffè

 

Resoconto di un laboratorio di scrittura: GIUSTO IL TEMPO DI UN CAFFE’

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Stamattina ho fatto il caffè, saranno state le 10, le 11 forse, ma io in realtà il caffè non lo bevo, anzi, se mi vedesse Marco penserebbe che sono pazza, io che faccio un caffè? Quando mai..fa male! Glielo ripeto ogni volta che gli sento quel odore addosso, segno che ne ha appena bevuto uno.

Eppure stamattina avevo bisogno di riempire questi 6 minuti di attesa e cosi ho visto la vecchia moka, poggiata li solitaria in un angolo del mobile e ho deciso che anche lei aveva bisogno di prendere un po’ d’aria. Cosi con tanta pazienza ho aperto la vecchia caffettiera, che tengo sempre per quando vengono gli ospiti, ma che ora da qualche tempo scarseggiano, e ci ho messo dentro il caffè che credo sapesse un po’ di stantio. Ma non fa niente, tanto io il caffè non lo devo mica bere!

L’ho preparata con calma la moka, senza far cadere neanche un pizzico di caffè sulla cucina e poi l’ho messa sul fornello. Ho iniziato a fissarla e mi sono ritrovata immersa in un rito di attesa. Quanto odio l’attesa! Ma stamattina no, perché sta diventando un momento piacevole. Ho trovato un momento per fermarmi finalmente, sto sempre di qua e di la, sempre di corsa, sempre qualcosa da fare. Ma oggi no, oggi mi sono presa la giornata libera, perché avevo bisogno di fare una cosa importante. Ho deciso che fino a quando il caffè non sarà salito non controllerò il test. C’è scritto 6 minuti e io non voglio guardare proprio l’orologio, perché ho letto da qualche parte che 6 minuti è il tempo di un caffè.

Cosi mi perdo tra i miei pensieri e inizio a sognare ad occhi aperti; è vero si dice che a trenta anni non si ha più il tempo di sognare, eppure io sono ancora qui con la mente per aria che immagino il mio futuro, come sarò da grande, quando avrò una famiglia, una casa tutta mia, non sarò una precaria, potrò permettermi degli abiti firmati.. Perché se mia mamma alla mia età aveva già due figli, un lavoro stabile, una casa ecc ecc ecc, ora è diverso, ora a trent’anni stai iniziando a lavorare e a capire cosa (FORSE) farai da grande! Pero io sono fatta cosi, sono un’inguaribile sognatrice e ci credo ancora al fatto che le cose possano andare bene prima o poi. Forse terrò con me sempre questa parte adolescenziale e riflessiva, e cosi, mentre penso, sogno o chissà cos’altro anche questa mattina combino il mio primo guaio della giornata!

Sento l’odore del caffè che invade la stanza, mi sento proprio bene, sono felice, inebriata da quale profumo cosi inconfondibile, capisco che è salito e cosi mi precipito nell’altra stanza a controllare il test e mentre sono concentrata a controllare il risultato sento un botto dalla cucina. Oh mioo Dioo!! La caffettiera è scoppiata, il caffè è finito sparso su tutti i mobili e io ho ancora in mano questo test di gravidanza e non so se piangere o sorridere!

Dopo aver ripulito tutto decido di uscire a fare due passi, entro a Villa Borghese, inizio la mia passeggiata solitaria e ogni tanto mi sento smarrita, come se non sapessi bene che piega dare alla mia vita. Ma quel girovagare senza meta mi fa stare bene, mi aiuta a chiarirmi le idee e stare un po’ con me stessa, anche se, per dir la verità oggi non mi sento proprio sola. Sarà che lo stare qui, immersa nel verde, ad ascoltarmi e analizzarmi mi aiuta a sentirmi meno sola nei momenti come questi, dove pensieri e ricordi si combinano assieme facendomi assaporare un “dessert di nostalgia. Penso alla mia vita, a quella che sono diventata e ai tanti sogni che mi hanno spinta fin qua. Guardo la gente che mi passa accanto, è bello vedere gente di tutti i tipi per strada. Ho sempre amato la frase “il mondo è bello perchè è vario”, io amo le diversità.

Da Piazza del Popolo mi spingo verso via del Corso e un senso di gioia invade i miei occhi. Le luminarie riempiono negozi e viali, palline colorate, nastri, Babbi Natale ovunque, il Natale è alle porte, mi viene quasi un brivido al pensiero, è il momento più bello di tutto l’anno, di colpo mio cuore sussulta, proprio come quando ero bambina che aspettavo con ansia questi giorni. Mi ricordo la magia del Natale, la messa cantata, le campane a festa, lo scartare i regali, il sentirsi più buoni. Mi ricordo di quando mio nonno arrostiva le castagne nel fuoco e i ravioli freschi che faceva mia nonna, mi ricordo la famiglia riunita attorno ad una tombola e tante altre cose che ormai non si fanno più. Amo il Natale e tutto quello che lo rende ogni anno magico.

E proprio con questi pensieri per la testa che mi trovo in via dei Condotti e decido di fare un salto al bar dove lavora Marco, il mio ragazzo. Mi siedo al bancone e aspetto che si avvicini, mi saluta, mi da un bacio timido, si vergogna sempre davanti ai clienti, e poi mi chiede che prendo d bere. Io lo guardo dritto negli occhi e gli faccio: un caffè grazie! Lui si mette a ridere e mi risponde: ma sei pazza? che ti sei bevuta stamattina? Da quand’è che bevi il caffè?

E io mi fermo un attimo, mi guardo attorno e capisco che ho già aspettato abbastanza, deve saperlo! Cosi senza pensarci due volte gli rispondo: hai ragione, hai ragione, ma ho iniziato da stamattina appunto…e credo continuerò a berlo per i prossimi nove mesi, perché ho come l’impressione che al mio piccolo quest’odore di caffè piaccia, ma forse non ha preso dalla mamma!

Pubblicato da

Trentenne, comunicatrice di natura, scrittrice per hobby e amante del mare. Una sarda con il sole negli occhi.

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