“Che fine farà Rossella Urru?” (Il volto dell’impegno)

Abbiamo imparato a conoscere Rossella attraverso queste foto, sempre uguali, sempre le stesse: 29 anni e un sorriso giovane e fresco, quell’aria dolce e uno sguardo rassicurante. Un viso che ha tanto da dire, tanto da raccontare, perché Rossella è una ragazza come tante che però ha scelto per la sua vita qualcosa di speciale. Ha scelto di affrontare col suo entusiasmo quest’ennesima sfida in Algeria in veste di coordinatrice del campo profughi per rifugiati Saharawi. Rossella è una ragazza che crede in quello che fa, lo dimostrano i suoi studi, la sua laurea in Cooperazione Internazionale, Regolazione e Tutela dei Diritti e dei Beni Etno-culturali, lo dimostrano le sue missioni precedenti in diversi contesti internazionali e lo dimostra la sua tenacia in questo momento difficile. Perché Rossella è viva e non aspetta altro che continuare il suo operato!

Le sue esperienze passate le hanno insegnato che si possono incontrare momenti difficili e che spesso la sua vita sarà messa in pericolo, ma per Rossella basta vedere gli sguardi di quelle donne e i sorrisi di quei bambini per capire che quello che fa non è inutile perché ci sono persone che hanno bisogno di lei, delle sue parole, del suo aiuto. Lei deve essere più forte, più forte di tutto quello che ha intorno a se, e cosi le basta portare avanti il suo lavoro circondata da altri volontari come lei, circondata da persone semplici ma che credono che qualcosa si possa cambiare, che anche in questi paesi cosi arretrati e dall’organizzazione politico-economica alquanto instabile ci possa essere una crescita culturale prima o poi. Essere una volontaria dell’organizzazione non governativa del CISP (Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli) non è semplice e Rossella lo sentiva sicuramente nel cuore di quella notte, tra il 22 e il 23 Ottobre, quando è stata rapita insieme ad altri due volontari spagnoli. Sono passati tanti mesi da quel giorno, ma mai per la sua testa sono passate frasi quali: “chi me l’ha fatto fare”, “perché sono qui”? Mai e poi mai in questi mesi di prigionia Rossella sente dei rimpianti, certo le sarà capitato di pensare alla sua famiglia, ai suoi amici, alle persone che in questo momento si preoccupano per lei. Vorrebbe solo dirgli che sta bene, che tutto si risolverà presto, che lei è forte e non mollerà. Mamma Marisa e papà Graziano nel frattempo aspettano quella telefonata, quella conferma, basterebbero solo due parole: è LIBERA! Ma il tempo passa e l’ansia aumenta. Ma la speranza non passa mai, mai, di vederla di nuovo li, col suo sorriso, i suoi occhi grandi e quell’aria semplice da ragazza gioiosa. Forse Rossella in questo momento non sa che il suo paese d’origine, Samugheo, già una volta si è illuso di poterla riabbracciare, ma presto lei tornerà, saluterà tutti e li ringrazierà, sarà felice di vederli li ad aspettarla. Avrà sicuramente qualcosa da raccontare o forse sorriderà semplicemente e non avrà voglia di parlare. Una cosa è certa, preparerà presto una nuova valigia, fatta di  speranze e progetti per il futuro e partirà di nuovo, perché è questo il suo lavoro, questo quello in cui crede…

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Trentenne, comunicatrice di natura, scrittrice per hobby e amante del mare. Una sarda con il sole negli occhi.

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